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Altri sistemi di giustizia complementare

Accanto alla mediazione, gli altri strumenti con cui l’umanità ha composto i conflitti nei secoli: l’arbitrato dall’antichità a oggi, il suo ruolo nell’Unione europea, una mappa mondiale delle leggi e delle istituzioni arbitrali, e la valutazione neutrale preventiva (ENE) diffusa nei paesi anglosassoni, in Spagna e nelle proposte italiane, e altri strumenti di ADR come i dispute board, il med-arb, gli ombudsman settoriali, l'online dispute resolution e la negoziazione assistita comparata.

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56 voci dall’antichità alle istituzioni arbitrali contemporanee, in Europa e nel mondo, alla valutazione neutrale preventiva (ENE) nei paesi anglosassoni, in Spagna e in Italia, e agli altri strumenti di ADR (dispute board, med-arb, ombudsman settoriali, online dispute resolution, negoziazione assistita comparata).

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Arbitrato nei secoli

Dalla Bibbia e da Omero fino alle riforme del lavoro del 2010: la storia dell'arbitrato come alternativa, spesso più antica della giurisdizione statale, al giudizio del tribunale.

Le origini: la Bibbia, il mondo omerico, Platone, Demostene

Il ricorso a un terzo scelto dalle parti per dirimere una lite è antichissimo. Nella Genesi, Giacobbe in lite con Labano chiede che la contesa sia decisa da giudici scelti tra i membri di entrambe le famiglie; l'Esodo descrive Mosè nella stessa veste di compositore delle vertenze del suo popolo. Nel mondo omerico l'Iliade racconta la contesa scoppiata durante la gara dei carri in onore di Patroclo, quando il comandante dei Cretesi Idomeneo propone ad Aiace di scegliere d'accordo, come istor, Agamennone: gli studiosi vi riconoscono un vero e proprio arbitrato.

Platone torna più volte sul tema. Ne Il Lachete mostra Socrate chiamato in causa come un arbitro tra pareri discordi; ma è ne Le Leggi che offre la trattazione più organica, disegnando tre gradi di giudizio: quello degli arbitri scelti di comune accordo dalle parti (che meritano, dice Platone, il nome di «arbitri» piuttosto che di «giudici»), quello dei giudici di villaggio in caso di mancata composizione, e infine quello del senato, la cui sentenza è inappellabile. È un ordine di priorità — prima la riappacificazione tra vicini o arbitri, solo in difetto il tribunale come extrema ratio — che si ritroverà identico, secoli dopo, nel conciliatore del 1865 e nel mediatore del d.lgs. 28/2010. Demostene, nell'orazione Contro Midia, cita la legge ateniese sugli arbitri: una volta scelto l'arbitro le parti devono stare al suo giudizio, «e non trasferiscano la causa da un tribunale all'altro» — un principio che riaffiorerà nel divieto giustinianeo di adire il giudice dopo aver accettato il compromesso.

I Dieteti ateniesi

Aristotele racconta come la magistratura dei Quaranta inviasse ai Dieteti le cause di maggior valore, riservando a sé quelle di minor conto; i Dieteti pubblici, pagati dalle parti, giuravano di giudicare secondo equità ed erano per funzione assai simili ai nostri giudici di pace, con appello alla Eliea. Esistevano anche Dieteti privati, scelti liberamente dalle parti, che come i pubblici tentavano sempre la conciliazione prima di sentenziare. Se il tentativo di comporre bonariamente falliva, l'interessato doveva prima intimare per iscritto alla controparte di deferire la questione a un terzo: solo se l'intimazione restava senza esito si poteva agire in giudizio — una regola procedurale in cui il legislatore del 2010 (art. 8 c. 5 d.lgs. 28/2010, sulla mancata partecipazione alla mediazione) sembra ritrovare un'eco.

Roma: dalle XII Tavole al diritto classico

A Roma la figura dell'arbiter compare già nelle XII Tavole. La Tavola II impone il rinvio della causa in caso di malattia grave del giudice, dell'arbitro o della parte; la Tavola VIII affida a tre arbitri — chiamati agrimensori — le liti di confine (il celebre jurgum) e i danni da acque piovane tra vicini (actio aquae arcendae); la Tavola IX punisce come delitto capitale il giudice o l'arbitro che abbia accettato denaro per giudicare; la Tavola XII prevede tre arbitri per le assegnazioni provvisorie contestate. Con l'evoluzione del processo formulare, il pretore poteva assegnare al giudice privato — detto arbiter quando il giudizio richiedeva un margine di discrezionalità — tre tipi di formula: la condanna a una somma predeterminata (diritto stretto), la condanna secondo buona fede, o la piena valutazione equitativa propria delle azioni propriamente «arbitrali». Ai tempi di Cicerone il confine tra iudex e arbiter si era fatto sfumato, ma restava la distinzione di fondo: lo iudex era sempre unico e di estrazione senatoriale, l'arbitro poteva essere fino a tre persone e di qualunque ceto, scelto liberamente dalle parti tramite compromesso. Accanto a questi, i collegi di recuperatores gestivano anche le restituzioni di beni tra Roma e altre città o tra privati romani e stranieri.

Interessante, e poco nota, è la vicenda del tribunale rabbinico: dopo la distruzione del Tempio (70 d.C.) Roma riconobbe alle comunità ebraiche la possibilità di adire, di comune accordo, un tribunale rabbinico la cui decisione veniva trattata a tutti gli effetti come un arbitrato. Con Giustiniano (429 d.C.) anche l'ultima giurisdizione religiosa ebraica venne assorbita in questa cornice: il diritto ebraico sopravvisse, in sostanza, come diritto arbitrale.

Il compromesso giustinianeo e l'arbitraggio

Nel mondo postclassico e giustinianeo il compromissum diventa un istituto assai raffinato, descritto in dettaglio nel titolo VIII del libro IV delle Pandette. Era la convenzione con cui le parti, sotto comminatoria di una pena, si obbligavano a rimettersi alla sentenza di un arbitro; poteva essere «pieno» (tutte le controversie presenti tra le parti) o riferito a una sola lite. Una volta accettato dall'arbitro, il compromesso obbligava quest'ultimo a decidere e le parti a subire la pena convenuta se rifiutavano la sentenza o ne impedivano l'emissione; ma la sentenza «ingiusta» — resa fuori termine, su materia diversa da quella compromessa, o senza la presenza di tutti gli arbitri nominati — non era vincolante, e chi vi si opponeva non incorreva nella pena. Le Pandette e le Costituzioni di Giustiniano non concordavano nemmeno sull'effetto della sentenza arbitrale: per le prime restava un fatto privato, sanzionato solo dalla pena stipulata; per le seconde, se le parti avevano giurato di osservarla, produceva vera e propria azione ed eccezione. Da questo istituto va tenuto distinto l'arbitraggio (arbitratus): non la soluzione di una lite, ma la determinazione di un elemento del contratto — prezzo, qualità, quantità — affidata a un terzo, con un margine di apprezzamento libero (arbitrium merum) o ancorato a un criterio di equità (arbitrium boni viri). È la stessa distinzione, sostanzialmente immutata, che oggi regola l'art. 1349 del Codice civile.

Le invasioni barbariche e il Medioevo

Nei domini longobardi lo Sculdascio — funzionario che presiedeva i villaggi (vici) di una sculdascia o centena — componeva come arbitro le cause minori delle campagne, con l'obbligo di rendere giustizia entro quattro giorni, pena una multa; sotto i Franchi, nei placiti generali e comandati, Carlo Magno affiancò al Conte sette Scabini, uomini liberi esperti di diritto che giudicavano i loro pari secondo la legge o secondo equità — e che nei luoghi di residenza agivano essi stessi da arbitri, anticipando la figura medievale dell'amichevole compositore. Nel Medioevo l'istituto che più ricorda l'arbitrato è l'episcopalis audientia: le parti potevano rivolgersi al tribunale del vescovo, la cui sentenza — di natura equitativa — era preceduta da un tentativo obbligatorio di conciliazione, da rinnovare se necessario nella liturgia domenicale. Gli Statuti comunali del XIII-XV secolo affidavano sistematicamente agli arbitri le decisioni più delicate: dallo Statuto di un piccolo comune toscano del Duecento, che impone all'eletto di giurare e di depositare il lodo entro un mese, agli Statuti che imponevano l'arbitrato obbligatorio nelle liti tra consanguinei — come quello dell'Arte della Lana di Siena (1298-1300) o quello di Buje in Istria (1420) — fino agli Statuti di Provenza (1491), che generalizzavano l'arbitrato forzato «pel maggior bene universale del paese, e per restringere l'uso disordinato del contendere».

Dal Cinquecento all'Ottocento: verso il Codice di commercio

Un editto di Francesco II di Francia (1560) impose l'arbitrato obbligatorio nelle divisioni ereditarie; nel 1673 l'Ordonnance sur le commerce di Luigi XIV rese obbligatorio l'arbitrato nelle controversie societarie, un principio che confluirà nel Code de commerce francese del 1807 e da lì, quasi identico, nel nostro Codice di commercio. Con la Rivoluzione, il decreto dell'Assemblea costituente del 16 agosto 1790 istituì un vero e proprio tribunale di famiglia arbitrale per le liti tra parenti, con quattro arbitri di nomina familiare e un quinto in caso di parità; il diritto di ricorrere ad arbitri fu addirittura costituzionalizzato nelle Costituzioni francesi del 1791, 1793 e 1795, salvo poi essere abrogato nel 1796. Nel Regno di Sardegna l'arbitrato familiare resterà obbligatorio fino al 1827. Il Code de commerce del 1807 distingueva nettamente l'arbitrato volontario, riservato ai non commercianti, dall'arbitrato "di obbligo" per i soci — questi ultimi arbitri erano essi stessi giudici delegati del tribunale di commercio, con foro inderogabile anche in caso di consenso unanime contrario; l'arbitrato forzoso societario sarà abrogato in Francia solo nel 1856.

L'Italia preunitaria: dal Codice leopoldino al Regno delle Due Sicilie

Il Codice di procedura civile leopoldino del 1814 dedicava agli arbitri ventiquattro articoli, con norme di sorprendente modernità: gli arbitri non potevano essere revocati durante il compromesso senza il consenso di tutti i compromittenti, e le parti potevano conferire loro pieni poteri di esame sommario senza formalità. Il Codice per il Regno delle Due Sicilie (1819) imponeva, sul modello napoleonico, l'arbitrato per tutte le questioni societarie, e introduceva un istituto originale: l'esame contabile, in cui gli arbitri erano chiamati non a giudicare ma a tentare la conciliazione delle parti sui conti e, in mancanza, a esprimere un semplice parere. È un antenato diretto sia dell'art. 402 del Codice del 1865 sia della moderna consulenza tecnica contabile (artt. 198-200 c.p.c.) — e, per la sua natura endoprocessuale, uno dei primi esempi moderni di quel tipo di arbitrato che negli Stati Uniti si affermerà solo a partire dagli anni Ottanta del Novecento.

Il Codice di rito del 1865: compromesso, conciliazione, arbitri conciliatori

Il Codice di procedura civile del 1865 colloca il compromesso subito dopo la conciliazione nella scala degli strumenti di composizione bonaria. I due istituti condividevano il fine di prevenire le liti giudiziarie, ma si distinguevano nettamente: con il compromesso non si chiudeva la lite, se ne fissava soltanto l'oggetto e la forma della decisione, affidata a cittadini privati anziché al tribunale; occorreva una scrittura (mentre la conciliazione poteva farsi oralmente) con l'indicazione di parti, arbitri e materia del contendere, a pena di nullità. Non potevano fare gli arbitri le donne, i minori, gli interdetti; non erano compromettibili le questioni di stato, la separazione dei coniugi, gli alimenti futuri e alcune altre materie. Le parti potevano autorizzare gli arbitri a decidere come amichevoli compositori secondo equità, rinunciare all'appello o al ricorso per cassazione, fissare un termine diverso dai novanta giorni previsti in via ordinaria. Particolarmente interessante è la figura dell'"arbitro conciliatore": davanti al conciliatore, quando la causa richiedeva competenze tecniche, le parti potevano nominare un arbitro che tentasse prima la conciliazione e, in mancanza, desse un parere — non troppo diverso, nella sostanza, dall'odierno consulente tecnico d'ufficio.

Dal 1865 al 1960: gli arbitrati di settore

Tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento l'arbitrato compare in decine di leggi di settore: le controversie fondiarie (decise gratuitamente da un collegio presieduto dal pretore), le controversie sui beni ademprivili in Sardegna, quelle sui servizi postali marittimi, quelle di radiodiffusione in epoca fascista (con tentativo di conciliazione obbligatorio davanti al collegio), l'indennità di espropriazione per la difesa militare, le controversie sull'equipaggio e sull'avaria nel Codice della navigazione. Ma il campo privilegiato resta quello del lavoro: già dal 1893 i collegi dei probiviri potevano fungere da collegio arbitrale per le controversie di maggior valore; nel 1928 tutte le controversie individuali di lavoro potevano essere decise in arbitrato rituale, salvo la nullità delle clausole che sottraevano al processo le liti individuali. Un confronto istruttivo viene dagli Stati Uniti: già nel 1915 la State Industrial Commission del Colorado era tenuta a promuovere arbitrato volontario, mediazione e conciliazione tra datori di lavoro e lavoratori per prevenire scioperi e serrate — un modello che l'Italia, all'epoca, guardava ancora da lontano.

L'arbitrato oggi: rituale, irrituale, societario

Nel diritto vigente l'arbitrato non può mai essere reso obbligatorio dalla legge, perché ciò renderebbe impossibile adire il giudice naturale; presuppone sempre un atto scritto — compromesso o clausola compromissoria — e verte solo su diritti disponibili. Può essere rituale, quando il lodo produce gli effetti della sentenza (salvo il necessario exequatur per l'esecuzione delle condanne pecuniarie), oppure irrituale, quando il lodo vale come contratto tra le parti. Gli arbitri decidono secondo diritto salvo che le parti li abbiano autorizzati a decidere secondo equità — un potere che non li libera comunque dal rispetto dei principi di ordine pubblico. La riforma societaria del 2003 (d.lgs. 5/2003) ha introdotto un arbitrato endosocietario con garanzie proprie: nomina degli arbitri affidata a un soggetto estraneo alla società, pubblicità della domanda nel registro delle imprese, possibilità d'intervento dei terzi, e agli arbitri compete sempre il potere — sia pure solo cautelare — di sospendere l'efficacia delle delibere assembleari impugnate.

L'arbitrato del lavoro: dal 1998 al Collegato lavoro del 2010

In materia di lavoro l'arbitrato — rituale o irrituale — è disciplinato dagli artt. 806 e ss. c.p.c. e, per le controversie di cui all'art. 409 c.p.c., può essere previsto solo dalla legge o dai contratti collettivi: il datore di lavoro non può inserirlo autonomamente in un contratto individuale. La legge 183/2010 (Collegato lavoro) ha voluto rilanciare l'istituto subordinandolo a garanzie precise: la clausola compromissoria non può essere sottoscritta prima della fine del periodo di prova né prima di trenta giorni dalla stipula del contratto, non può riguardare la risoluzione del rapporto, e deve essere certificata da un'apposita commissione che accerti l'effettiva volontà delle parti. L'art. 412 c.p.c. consente oggi di richiedere l'arbitrato in qualunque fase del tentativo di conciliazione; l'art. 412-quater disciplina un arbitrato irrituale affidato a un collegio di tre arbitri (uno di parte ciascuno, il terzo scelto dai primi due o dal presidente del tribunale), con un tetto ai compensi dell'arbitro di parte e del presidente e un lodo impugnabile solo per vizi tipizzati — invalidità della convenzione, sconfinamento dai limiti del mandato, violazione del contraddittorio. Nel disegno di queste garanzie è facile riconoscere l'eco delle antiche regole del compromissum giustinianeo sulla sentenza «ingiusta».

Sanzioni disciplinari, licenziamento e dirigenti

L'art. 7 dello Statuto dei lavoratori (l. 300/1970) consente al lavoratore sanzionato di chiedere la costituzione di un collegio arbitrale presso la Direzione provinciale del lavoro: la sola richiesta sospende l'applicazione della sanzione. È un arbitrato irrituale, assimilabile a una transazione. Sul fronte del licenziamento, la riforma Fornero (l. 92/2012) ha riscritto l'art. 18 dello Statuto distinguendo diversi livelli di tutela — dalla reintegrazione con indennità limitata, per i casi di insussistenza del fatto contestato, alla tutela meramente indennitaria per le ipotesi in cui residui un margine di apprezzamento del giudice — e ha condizionato l'efficacia dell'impugnazione alla tempestiva richiesta di conciliazione o arbitrato. Per i dirigenti, esclusi in larga parte dalla disciplina ordinaria dei licenziamenti, la contrattazione collettiva ha da tempo previsto un proprio arbitrato irrituale davanti a una camera arbitrale permanente (per l'industria, presso Federmanager): un collegio di tre arbitri tenta anzitutto la conciliazione e, in caso di esito negativo, decide sulla «giustificatezza» del licenziamento e sulla misura dell'indennità supplementare, con un lodo emesso di norma entro sessanta giorni — assai più rapido della giustizia ordinaria.

Arbitrato amministrativo, arbitraggio e perizia contrattuale

La riforma del processo amministrativo consente oggi di risolvere mediante arbitrato rituale di diritto le controversie su diritti soggettivi devolute al giudice amministrativo, escludendo sia l'arbitrato irrituale sia la pronuncia secondo equità. Restano infine da distinguere, nel diritto vigente, l'arbitraggio (art. 1349 c.c.) — la determinazione di un elemento del contratto affidata a un terzo secondo equo apprezzamento o secondo mero arbitrio — e la perizia contrattuale, in cui l'incaricato non ricerca un equilibrio economico ma applica criteri tecnico-scientifici propri della sua arte o disciplina: un'eredità diretta, sotto nomi diversi, della distinzione romana tra compromissum e arbitratus.

Fonte

  • C. A. Calcagno, Breve storia della risoluzione del conflitto (Aracne, 2014), cap. II, § 16 «Breve storia dell'arbitrato dall'origine ai tempi nostri» — sintesi editoriale a cura della redazione; il testo integrale alimenta l'assistente del sito.

L’arbitrato nella UE

La Convenzione di New York, la Model Law UNCITRAL, la direttiva ADR per i consumatori e le leggi arbitrali dei 27 Stati membri, con link ai testi normativi.

Il quadro internazionale: la Convenzione di New York e la Model Law UNCITRAL

Nel mondo l'arbitrato resta, per riconoscimento delle stesse Nazioni Unite (risoluzione dell'Assemblea Generale 62/65 del 6 dicembre 2007), lo strumento più diffuso di risoluzione delle controversie commerciali internazionali. Il suo successo dipende in larga parte dalla Convenzione di New York del 1958 sul riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere, ratificata nel tempo da 160 Stati su 196 e in vigore dal 7 giugno 1959: se un arbitro tedesco emette un lodo in Germania, quel lodo può essere riconosciuto ed eseguito in Grecia perché entrambi gli Stati hanno ratificato la Convenzione. L'Italia vi ha aderito il 31 gennaio 1969; alcuni Stati (tra cui Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Lituania, Portogallo, Slovenia e Regno Unito) hanno ratificato con riserva di reciprocità.

Nel 1985 l'UNCITRAL ha poi varato la Model Law on International Commercial Arbitration (modificata nel 2006): un testo che gli Stati possono incorporare nel proprio diritto interno per modernizzare la disciplina dell'arbitrato commerciale internazionale. È stata recepita da 81 Stati nel mondo e da 41 in Europa; tra i Paesi UE mancano all'appello solo l'Irlanda del Nord, l'Inghilterra e il Galles. Va distinta dalle UNCITRAL Arbitration Rules (1976 e 2010), che non sono rivolte agli Stati ma alle parti di un arbitrato che intendano adottarle contrattualmente.

Un ulteriore impulso è venuto dalla Direttiva 2013/11/UE sulle ADR di consumo e dal Regolamento 524/2013 sull'ODR: la Germania, ad esempio, ha registrato 61.694 domande di arbitrato di consumo nel 2016 e 68.538 nel 2017; l'Austria ne ha contate 4.217 nel solo 2018. Sul fronte della mediazione, l'Assemblea Generale ONU ha adottato nel dicembre 2018 la Convenzione di Singapore sulla mediazione, firmata a Singapore il 7 agosto 2019 da 46 Stati: a oggi nessun Paese europeo l'ha sottoscritta, segno che l'arbitrato resta, in Europa come nel mondo, lo strumento ADR con il riconoscimento internazionale più solido.

La Model Law UNCITRAL negli ordinamenti europei

Quasi tutti gli Stati membri dell'Unione europea hanno incorporato la Model Law: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Scozia, Spagna, Svezia, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Fuori dalla UE l'hanno adottata, tra gli altri Stati europei, Armenia, Azerbaigian, Federazione Russa, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Monaco, Moldova, Norvegia, San Marino, Santa Sede, Svizzera e Ucraina.

Le principali norme nazionali sull'arbitrato: tabella comparata

La tabella raccoglie, ordinamento per ordinamento, la disciplina legislativa dell'arbitrato e la data di adesione alla Convenzione di New York, con i link ai testi normativi in lingua originale.

PaeseDisciplina dell'arbitratoAdesione Conv. New York
Austria§§ 577-618 Zivilprozessordnung (Codice di procedura civile)02/05/1961
BelgioArtt. 1676-1722 Code Judiciaire18/08/1975
BulgariaLegge sull'arbitrato commerciale internazionale10/10/1961
CiproLegge sull'arbitrato commerciale (101/87); Arbitration Act 194429/12/1980
CroaziaZakon o arbitraži 88/0126/07/1993
DanimarcaRegole della procedura arbitrale (2013)22/12/1972
Estonia§§ 712-754 Tsiviilkohtumenetluse seadustik30/08/1993
FinlandiaDecreto 8/62 di attuazione della Conv. di New York19/02/1962
FranciaArtt. 1442-1527 Code de procédure civile (Décret 2011-48)26/06/1959
GermaniaArtt. 1025-1066 ZPO; artt. 249 e 1822 BGB30/06/1961
GreciaCodice di procedura civile, libri VII-VIII; Legge sull'arbitrato internazionale (n. 2735/1999)16/07/1962
IrlandaArbitration Act 201012/05/1981
ItaliaArtt. 806-840 Codice di procedura civile (d.lgs. 40/2006)03/10/1969
Lettonia§§ 534-537, 645-651 Civilprocesa likums14/04/1992
LituaniaLegge sull'arbitrato commerciale internazionale (1996)14/03/1995
LussemburgoArtt. 1224-1251 Nouveau Code de Procédure Civile09/09/1983
MaltaArbitration Act 1998-201022/06/2000
Paesi BassiLibro IV, artt. 1020-1077 Wetboek van Burgerlijke Rechtsvordering24/04/1964
PoloniaArtt. 1154-1217 Kodeks Postępowania Cywilnego03/10/1961
PortogalloLegge 63/2011 del 14 dicembre18/10/1994
Repubblica CecaLegge 216/94 sull'arbitrato e l'esecuzione dei lodi30/09/1993
RomaniaArtt. 555-621 Codul de procedura civila13/09/1961
ScoziaArbitration (Scotland) Act 201024/09/1975
SlovacchiaLegge sull'arbitrato n. 244/200228/05/1993
SloveniaZakon o arbitraži (2008); Legge 97/2009 sul contenzioso alternativo06/07/1992
SpagnaLegge 60/2003 del 23 dicembre (riformata da L. 11/2011)12/05/1977
SveziaLegge 116/1999 sull'arbitrato28/01/1972
UngheriaLegge LX del 2017 sull'arbitrato (già L. LXXI/1994)05/03/1962

Il recepimento della direttiva ADR per i consumatori

La Direttiva 2013/11/UE e il Regolamento 524/2013 sull'ODR per i consumatori sono stati recepiti dagli Stati membri con strumenti diversi: alcuni hanno scelto l'arbitrato, altri la mediazione, la maggior parte procedure ADR miste (arbitrato, mediazione, conciliazione, negoziazione paritetica) a seconda degli organismi competenti.

Hanno scelto l'arbitratoHanno scelto la mediazioneProcedure ADR miste
AustriaBelgioBulgaria, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Spagna, Ungheria
CiproCroazia
EstoniaDanimarca
GermaniaFinlandia
PortogalloFrancia
SlovacchiaLussemburgo
SveziaRomania

La Commissione europea ha comunque osservato, nel luglio 2019, che restano da affrontare la scarsa consapevolezza dei consumatori sull'ADR, la navigabilità dei sistemi nazionali e l'adozione della piattaforma ODR da parte dei professionisti.

Un panorama delle istituzioni arbitrali nei principali ordinamenti UE

Accanto alle norme, ogni ordinamento ha sviluppato proprie istituzioni permanenti di amministrazione dell'arbitrato. In Austria il Centro arbitrale internazionale della Camera federale dell'economia (VIAC), con sede a Vienna, amministra la gran parte degli arbitrati commerciali e nel 2018 ha gestito migliaia di procedure di ADR di consumo. In Bulgaria opera la Corte arbitrale presso la Camera bulgara di Commercio e Industria; in Croazia la Corte permanente d'arbitrato presso la Camera economica croata, oltre al Centro arbitrale Pravdonoše per i procedimenti più rapidi. In Francia la Corte internazionale d'arbitrato della Camera di Commercio Internazionale (ICC), con sede a Parigi, resta una delle istituzioni arbitrali più utilizzate al mondo per le controversie commerciali internazionali. In Germania opera il DIS (Deutsche Institution für Schiedsgerichtsbarkeit); nel Regno Unito la London Court of International Arbitration (LCIA); in Spagna la Corte Civil y Mercantil de Arbitraje (CIMA) e le camere di commercio territoriali; in Polonia la Corte arbitrale presso la Camera di Commercio Nazionale di Varsavia; in Ungheria la Corte arbitrale permanente presso la Camera di commercio e industria ungherese.

Fonte

  • C. A. Calcagno, Arbitrato e negoziato in Europa. Le opportunità dell'avvocato, Cendon/Book n. 14, Key Editore, giugno 2020 — capitolo primo «L'arbitrato in Europa»: sintesi editoriale a cura della redazione, con verifica e aggiornamento dei riferimenti normativi; il testo integrale alimenta l'assistente del sito.

Arbitrato nel mondo: leggi e istituzioni per paese

Una prima selezione, in espansione progressiva, delle leggi arbitrali e delle principali istituzioni arbitrali nelle giurisdizioni extra-UE con maggior volume di arbitrati internazionali.

La Convenzione di New York (1958) e la Model Law UNCITRAL (1985/2006), già presentate a proposito dell'Europa, restano il riferimento comune anche fuori dai confini UE: 172 Stati hanno ormai ratificato la Convenzione e oltre 120 hanno adottato o si sono ispirati alla Model Law. La tabella che segue presenta una prima selezione delle giurisdizioni extra-UE con il maggior volume di arbitrati internazionali, con la disciplina di riferimento e la principale istituzione arbitrale; sarà ampliata progressivamente fino a coprire l'intero novero degli ordinamenti mondiali. Per l'Unione europea si veda la tabella comparata nella sezione precedente.

Nord America

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
Stati UnitiFederal Arbitration Act (1925), oltre alle Uniform/Revised Uniform Arbitration Act stataliAmerican Arbitration Association (AAA) e la sua divisione internazionale ICDR
CanadaLeggi provinciali basate sulla Model Law (es. Ontario Arbitration Act 1991, International Commercial Arbitration Act)ADR Institute of Canada (ADRIC); Vancouver International Arbitration Centre
MessicoCodice di commercio (Título Cuarto, basato sulla Model Law)Centro de Arbitraje de México (CAM); CANACO

America Latina

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
BrasileLei de Arbitragem n. 9.307/1996Centro de Arbitragem e Mediação da Câmara de Comércio Brasil-Canadá (CAM-CCBC)
ArgentinaCódigo Civil y Comercial (artt. 1649-1665)Centro de Mediación y Arbitraje Comercial della Camera di Commercio di Buenos Aires (CEMARC)
CileLey 19.971 sull'arbitrato commerciale internazionale (basata sulla Model Law)Centro de Arbitraje y Mediación de Santiago (CAM Santiago)
ColombiaEstatuto de Arbitraje Nacional e Internacional (L. 1563/2012)Centro de Arbitraje y Conciliación della Camera di Commercio di Bogotá
PerùDecreto Legislativo n. 1071/2008Centro de Arbitraje de la Cámara de Comercio de Lima

Asia-Pacifico

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
SingaporeInternational Arbitration Act (basata sulla Model Law)Singapore International Arbitration Centre (SIAC)
Hong KongArbitration Ordinance (Cap. 609, basata sulla Model Law)Hong Kong International Arbitration Centre (HKIAC)
CinaLegge sull'arbitrato della RPC (1994, riformata)China International Economic and Trade Arbitration Commission (CIETAC)
GiapponeArbitration Act (L. 138/2003, basata sulla Model Law)Japan Commercial Arbitration Association (JCAA)
Corea del SudArbitration Act (basata sulla Model Law)Korean Commercial Arbitration Board (KCAB)
IndiaArbitration and Conciliation Act (1996, riformato 2015/2019)Mumbai Centre for International Arbitration (MCIA)
AustraliaInternational Arbitration Act 1974 (basata sulla Model Law)Australian Centre for International Commercial Arbitration (ACICA)
MalaysiaArbitration Act 2005Asian International Arbitration Centre (AIAC), Kuala Lumpur

Medio Oriente e Nord Africa

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
Emirati Arabi UnitiFederal Arbitration Law n. 6/2018 (basata sulla Model Law)Dubai International Arbitration Centre (DIAC) — dal 2021 assorbe anche il DIFC-LCIA
Arabia SauditaLegge sull'arbitrato del 2012 (basata sulla Model Law)Saudi Center for Commercial Arbitration (SCCA)
QatarLegge n. 2/2017 sull'arbitrato civile e commercialeQatar International Center for Conciliation and Arbitration (QICCA)
EgittoLegge n. 27/1994 sull'arbitrato (basata sulla Model Law)Cairo Regional Centre for International Commercial Arbitration (CRCICA)

Africa subsahariana

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
SudafricaInternational Arbitration Act 2017 (basata sulla Model Law)Arbitration Foundation of Southern Africa (AFSA)
NigeriaArbitration and Mediation Act 2023Lagos Court of Arbitration (LCA)
17 Stati OHADA (Africa occ. e centrale)Atto uniforme OHADA sul diritto dell'arbitrato (2017)Corte Comune di Giustizia e Arbitrato (CCJA), Abidjan

Europa extra-UE e Eurasia

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
Regno UnitoArbitration Act 1996London Court of International Arbitration (LCIA)
SvizzeraCapitolo 12 della Legge federale sul diritto internazionale privato (LDIP)Swiss Arbitration Centre (ex Swiss Chambers' Arbitration Institution)
RussiaLegge sull'arbitrato commerciale internazionale (1993, basata sulla Model Law)International Commercial Arbitration Court (ICAC) presso la Camera di Commercio e Industria russa
TurchiaLegge n. 4686/2001 sull'arbitrato internazionale (basata sulla Model Law)Istanbul Arbitration Centre (ISTAC)

Altri Paesi dell'America Latina e dei Caraibi

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
VenezuelaLey de Arbitraje Comercial (1998)Centro de Arbitraje de la Cámara de Caracas (CACC)
EcuadorLey de Arbitraje y Mediación (1997)Centro de Arbitraje y Mediación della Camera di Commercio di Quito/Guayaquil
BoliviaLey n. 708/2015 di conciliazione e arbitratoCentro de Conciliación y Arbitraje Comercial (CCAC), La Paz
ParaguayLey n. 1879/2002 di arbitrato e mediazioneCentro de Arbitraje y Mediación Paraguay (CAMP)
UruguayLey n. 19.636/2018 sull'arbitrato commerciale internazionale (basata sulla Model Law)Centro de Conciliación y Arbitraje della Camera Nazionale di Commercio
PanamaLey n. 131/2013 di arbitrato commerciale nazionale e internazionaleCentro de Conciliación y Arbitraje della Camera di Commercio di Panama
Costa RicaLey RAC n. 7727/1997 (riformata nel 2011 per l'arbitrato internazionale)Centro Internacional de Conciliación y Arbitraje (CICA-CCCR)
Rep. DominicanaLey n. 489-08 sull'arbitrato commercialeCentro de Resolución Alterna de Controversias della Camera di Commercio di Santo Domingo
Antigua e BarbudaArbitration Act, Cap. 33 (1975), di impostazione inglese, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
BahamasArbitration Act 2009, non basata sulla Model Law (proposta di riforma in discussione)nessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
BarbadosInternational Commercial Arbitration Act 2007-45, basata sulla Model LawArbitration and Mediation Court of the Caribbean (AMCC), Bridgetown
BelizeArbitration Act, Cap. 125 (ed. 2000), di impostazione inglese, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
CubaDecreto-Legge n. 250/2007, integrato dal Decreto-Legge n. 87/2021 su arbitrato e mediazione commerciale internazionaleCorte Cubana de Arbitraje Comercial Internacional (CCACI), presso la Cámara de Comercio
DominicaArbitration Act, Cap. 4:50, di impostazione inglese risalente, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
El SalvadorLey de Mediación, Conciliación y Arbitraje (Decreto Legislativo n. 914/2002)Centro de Mediación y Arbitraje della Cámara de Comercio e Industria de El Salvador (CAMARASAL)
GiamaicaArbitration Act 2017, basata sulla Model LawJamaica International Arbitration Centre (JAIAC)
GrenadaArbitration Act 1989 (Cap. 19), di impostazione inglese, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
GuatemalaLey de Arbitraje, Decreto n. 67-95 (1995), basata sulla Model LawCENAC (Cámara de Comercio de Guatemala) e CRECIG (Cámara de Industria de Guatemala)
GuyanaArbitration Act 2024, che sostituisce il vecchio Arbitration Act del 1916nessuna istituzione arbitrale nazionale dedicata ancora operativa e verificabile
Haitidisposizioni arbitrali risalenti nel Code de Procédure Civile ottocentesco di ispirazione francese, senza legge organica modernaChambre de Conciliation et d'Arbitrage d'Haïti (CCAH), legata alla Camera di Commercio
HondurasLey de Conciliación y Arbitraje, Decreto n. 161-2000, basata sulla Model LawCentro de Conciliación y Arbitraje (CCA) della Cámara de Comercio e Industria di Tegucigalpa
NicaraguaLey n. 540, Ley de Mediación y Arbitraje (2005), basata sulla Model LawCentro de Mediación y Arbitraje «Antonio Leiva Pérez» della Cámara de Comercio de Nicaragua (CACONIC)
Saint Kitts e NevisArbitration Act, Cap. 3.01, che recepisce l'Arbitration Act inglese del 1950, non aggiornata alla Model LawThe Arbitrator – Conflict Resolution Centre
Saint Vincent e GrenadineArbitration Act, di impostazione inglese risalente, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
Santa LuciaArbitration Act, di impostazione inglese, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
Trinidad e TobagoArbitration Act 2023, che ha sostituito l'Arbitration Act del 1937, basata sulla Model Lawnessun centro nazionale dedicato; attivo il Chartered Institute of Arbitrators – Trinidad and Tobago Branch

Altri Paesi dell'Asia e del Pacifico

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
IndonesiaLegge n. 30/1999 sull'arbitrato e la risoluzione alternativa delle controversieBANI Arbitration Center, Giacarta
ThailandiaArbitration Act B.E. 2545 (2002, basata sulla Model Law)Thailand Arbitration Center (THAC)
VietnamLegge sull'arbitrato commerciale (n. 54/2010/QH12)Vietnam International Arbitration Centre (VIAC)
FilippineAlternative Dispute Resolution Act (R.A. 9285/2004)Philippine Dispute Resolution Center (PDRCI)
TaiwanArbitration Act (riformato 2015)Chinese Arbitration Association, Taipei (CAA)
PakistanArbitration Act 1940; Recognition and Enforcement (Arbitration Agreements and Foreign Arbitral Awards) Act 2011Centre for International Arbitration (CIAP)
BangladeshArbitration Act 2001 (basata sulla Model Law)Bangladesh International Arbitration Centre (BIAC)
Sri LankaArbitration Act n. 11/1995 (basata sulla Model Law)ICLP-Sri Lanka National Arbitration Centre
Nuova ZelandaArbitration Act 1996 (basata sulla Model Law)Arbitrators' and Mediators' Institute of New Zealand (AMINZ)
BhutanAlternative Dispute Resolution Act 2013 (arbitrato e mediazione)Bhutan Alternative Dispute Resolution Centre
BruneiInternational Arbitration Order 2009 (Cap. 279), basata sulla Model LawBrunei Darussalam Arbitration Centre (BDAC)
CambogiaLaw on Commercial Arbitration 2006, modellata sulla Model LawNational Commercial Arbitration Centre (NCAC)
Corea del NordLaw on External Economic Arbitration (1999/2000), sistema sui generis non basato sulla Model LawKorea International Trade Arbitration Committee e Korea Maritime Arbitration Committee (organi statali)
FigiInternational Arbitration Act 2017, basata sulla Model Lawnessuna istituzione nazionale dedicata; si ricorre ad arbitrati ad hoc o a istituzioni straniere (SIAC, ICC)
Isole MarshallArbitration Act 1980, di impianto anglosassone, affiancato dalla Model Law Act 2018nessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
Isole SalomoneArbitration Act (Cap. 157), di stampo coloniale inglese, non aggiornato alla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
KiribatiArbitration Act (Applied Law n. 1/1990), di modello inglese classiconessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
LaosLaw on Resolution of Economic Disputes n. 51/NA (versione 2018)Center/Office for the Resolution of Economic Disputes (CRED/ORED), organo statale
MaldiveArbitration Act 2013 (Law n. 10/2013)Maldives International Arbitration Centre (MIAC)
Micronesianon è stata reperita una legge dedicata sull'arbitrato commercialenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
MyanmarArbitration Law 2016, basata sulla Model LawMyanmar Arbitration Centre (MAC), fondato dalla Union of Myanmar Federation of Chambers of Commerce and Industry
Nauruesiste un Arbitration Act, ma non verificabile con certezza quanto a numero/anno esatti; Nauru non ha aderito alla Convenzione di New Yorknessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
NepalArbitration Act 2055 (1999)Nepal Council of Arbitration (NEPCA)
PalauInternational Commercial Arbitration Act 2021, nell'ambito del programma di riforma regionale della Asian Development Banknessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
Papua Nuova GuineaArbitration (Domestic) Act 2024 e Arbitration (International) Act 2024, che adottano in larga misura la Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
SamoaArbitration Act 1976 (impianto anglosassone) e Alternative Dispute Resolution Act 2007nessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
Timor EstLegge n. 6/2021 su arbitrato, mediazione e conciliazionenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
TongaInternational Arbitration Act 2020, basata sulla Model Lawnessuna istituzione nazionale dedicata; gli arbitrati sono spesso condotti secondo le regole SIAC
Tuvalunon risulta una legge sull'arbitrato dedicata e autonomanessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
Vanuatunon risulta l'adozione di una legislazione moderna sull'arbitrato né l'adesione alla Convenzione di New Yorknessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo

Asia centrale e Mongolia

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
AfghanistanCommercial Arbitration Law del 2007, ispirata alla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo funzionante in modo verificabile, soprattutto dopo il 2021
KirghizistanLegge sui Tribunali Arbitrali del 2002, ispirata alla Model LawInternational Court of Arbitration presso la Camera di Commercio e Industria della Repubblica Kirghisa
TagikistanLegge sull'arbitrato commerciale internazionale del 2015, basata sulla Model LawCorte di Arbitrato Internazionale presso la Camera di Commercio e Industria del Tagikistan
TurkmenistanLegge n. 101-V del 2014 «Sull'arbitrato commerciale internazionale» (emendata nel 2023); adesione alla Convenzione di New York solo nel 2022nessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo risulta verificabile
UzbekistanLegge sull'arbitrato commerciale internazionale del 2021, prima legge organica del Paese in materia, basata sulla Model LawTashkent International Arbitration Centre (TIAC)
MongoliaLegge sull'arbitrato del 2017, basata sulla Model LawMongolian International Arbitration Center, presso la Camera Nazionale di Commercio e Industria della Mongolia

Altri Paesi del Medio Oriente

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
IsraeleArbitration Law 5728-1968Israeli Institute of Commercial Arbitration (IICA)
KuwaitCodice di procedura civile e commerciale, artt. 173-188Kuwait Commercial Arbitration Centre (KCAC)
BahreinLegge n. 9/2015 sull'arbitrato (basata sulla Model Law)Bahrain Chamber for Dispute Resolution (BCDR)
OmanLegge sull'arbitrato commerciale n. 47/1997Oman Commercial Arbitration Centre (OCAC)
GiordaniaLegge sull'arbitrato n. 31/2001 (basata sulla Model Law)Jordan International Center for Arbitration and Mediation
LibanoCodice di procedura civile, artt. 762-821Lebanese Arbitration Center
IranCodice di procedura civile (artt. 454-501) per l'arbitrato interno; Law on International Commercial Arbitration del 1997 (LICA), ispirata alla Model LawTehran Regional Arbitration Centre (TRAC), sotto l'egida dell'Asian-African Legal Consultative Organization
IraqCodice di procedura civile n. 83/1969, artt. 251-276, non basato sulla Model Law; l'Iraq non ha ratificato la Convenzione di New Yorknessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo riconosciuta a livello internazionale
SiriaLegge sull'arbitrato n. 4/2008, modellata sulla Model Lawnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo funzionante in modo verificabile, anche per il conflitto in corso
YemenLegge sull'arbitrato n. 22/1992, tuttora formalmente in vigorenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo funzionante, soprattutto a causa del conflitto interno dal 2015
PalestinaLegge sull'arbitrato palestinese n. 3/2000, applicabile nei territori sotto l'Autorità Nazionale Palestinesenon risulta un centro arbitrale palestinese autonomo consolidato; nel 2024 è stato costituito, con il sostegno della ICC, un Israeli-Palestinian Commercial Arbitration Center

Altri Paesi dell'Africa

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
MaroccoCodice di procedura civile, Libro V (riformato 2022)Centre International de Médiation et d'Arbitrage de Rabat (CIMAR)
TunisiaCodice dell'arbitrato (L. n. 42/1993, basata sulla Model Law)Centre de Conciliation et d'Arbitrage de Tunis (CCAT)
AlgeriaCodice di procedura civile e amministrativa, artt. 1006-1061Centre International de Médiation et d'Arbitrage d'Alger
KenyaArbitration Act 1995 (basata sulla Model Law)Nairobi Centre for International Arbitration (NCIA)
GhanaAlternative Dispute Resolution Act 2010Ghana Arbitration Centre
RuandaLegge n. 005/2008 sull'arbitrato e la conciliazioneKigali International Arbitration Centre (KIAC)
EtiopiaCodice civile e Codice di procedura civile (artt. 3325-3346)Addis Ababa Chamber of Commerce Arbitration Institute
AngolaLei n.º 16/03, del 25 luglio 2003 (Lei sobre a Arbitragem Voluntária), di ispirazione portogheseCentro de Arbitragem da Ordem dos Advogados de Angola
BotswanaArbitration Act del 1959, di matrice inglese pre-riforma, non basata sulla Model Lawnessuna istituzione nazionale dedicata; il Paese aderisce alla rete regionale SADC-AFSA (Arbitration Foundation of Southern Africa)
BurundiCode de procédure civile, Titre VIII (Arbitrage), l. n. 5bis/2004Centre Burundais d'Arbitrage et de Conciliation (CEBAC), istituito nel 2006
Capo VerdeLei n.º 76/VI/2005, de 16 de Agosto (Lei da Arbitragem Voluntária)Centro de Arbitragem e Conciliação (CAC), promosso dalla Câmara de Comércio de Barlavento
Eritreanon risulta una legge organica sull'arbitrato commercialenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo
EswatiniArbitration Act 24 del 1904, di matrice britannica coloniale, non riformataConciliation, Mediation and Arbitration Commission (CMAC), competente perlopiù per le controversie di lavoro
Gambianon è stata reperita una fonte primaria affidabile e aggiornatanessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
GibutiCode de Commerce, Livre II, Cap. 11 «De l'arbitrage commercial»nessun centro nazionale dedicato; ospita dal 2015-2016 l'IGAD Commercial Arbitration Centre, centro regionale per il Corno d'Africa
LesothoArbitration Act del 1980, definita dalla dottrina «outdated»nessuna istituzione propria; nella prassi si richiamano le regole dell'Arbitration Foundation of Southern Africa (AFSA)
LiberiaLiberian Commercial Code (2010), che include disposizioni sull'arbitratonessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
LibiaLegge n. 10/2023 sull'arbitrato commerciale libico, che ha sostituito le norme del codice di procedura civilenessuna istituzione arbitrale nazionale consolidata e verificabile; la legge istituisce un comitato di vigilanza presso il Ministero della Giustizia
MadagascarLegge n. 98-019 del 2 dicembre 1998 sull'arbitratoCentre d'Arbitrage et de Médiation de Madagascar (CAMM), Antananarivo
MalawiInternational Arbitration Act 2024, basata sulla Model Law (in precedenza Arbitration Act del 1967, di matrice inglese)Malawi International Arbitration Centre (MIAC), lanciato nel 2024
Mauritanianon risultano disposizioni organiche sull'arbitrato commerciale nel Code de Commerce vigentenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
MaurizioInternational Arbitration Act 2008, basata sulla Model LawMARC – Mediation and Arbitration Center Mauritius (già LCIA-MIAC), Port Louis
MozambicoLegge n. 11.99, dell'8 luglio (Lei de Arbitragem, Conciliação e Mediação)CACM – Centro de Arbitragem, Conciliação e Mediação, Maputo
NamibiaArbitration Act 42 del 1965 (legge sudafricana ereditata), non basata sulla Model Lawnessuna istituzione dedicata; le parti si affidano tipicamente all'Arbitration Foundation of Southern Africa (AFSA)
São Tomé e Príncipenon risulta una legge organica sull'arbitratonessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
SeychellesCommercial Code Act, Title IXnessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
Sierra LeoneArbitration Act 2022, ispirata alla Model Law, all'OHADA Uniform Act e all'English Arbitration Act 1996Sierra Leone International Arbitration Centre (SLIAC), istituito dalla stessa legge
Somalianon risulta una legge arbitrale organica in vigorenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo; le controversie interne ricorrono spesso alla giustizia consuetudinaria (xeer)
SudanSudanese Arbitration Act 2016Sudan International Chamber of Arbitration / Sudanese Centre for Conciliation and Arbitration, Khartoum
Sudan del Sudnon risulta una legge organica sull'arbitrato commercialenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
TanzaniaArbitration Act 2020, che recepisce princìpi della Model LawTanzania International Arbitration Centre (TIAC), Dar es Salaam
UgandaArbitration and Conciliation Act 2000 (Cap. 4), basata sulla Model Lawil Centre for Arbitration and Dispute Resolution (CADER), istituito dalla stessa legge, è stato sciolto; le funzioni sono transitate al Ministero della Giustizia
ZambiaArbitration Act n. 19/2000, basata sulla Model Law (in fase di revisione)nessuna istituzione pienamente operativa; nel 2023 un protocollo d'intesa ha avviato il progetto di un Lusaka International Arbitration Centre, non ancora consolidato
ZimbabweArbitration Act (Cap. 7:15) del 1996, basata sulla Model LawCommercial Arbitration Centre, Harare

Balcani, Europa orientale e Caucaso

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
UcrainaLegge sull'arbitrato commerciale internazionale (1994, basata sulla Model Law)International Commercial Arbitration Court presso la Camera di Commercio e Industria ucraina
SerbiaLegge sull'arbitrato (2006, basata sulla Model Law)Foreign Trade Arbitration presso la Camera di Commercio e Industria serba
Bosnia ed ErzegovinaLegge sull'arbitrato (2004, basata sulla Model Law)Arbitration Court presso la Camera di Commercio Estero della Bosnia ed Erzegovina
Macedonia del NordLegge sull'arbitrato internazionale (2006, basata sulla Model Law)Permanent Chosen Court of Arbitration presso la Camera Economica
AlbaniaCodice di procedura civile, artt. 400-443Camera di Commercio e Industria di Tirana
MontenegroLegge sull'arbitrato (2015, basata sulla Model Law)Arbitration Court presso la Camera Economica del Montenegro
GeorgiaLegge sull'arbitrato (2009, basata sulla Model Law)Georgian International Arbitration Centre (GIAC)
ArmeniaLegge sull'arbitrato commerciale internazionale (2006, basata sulla Model Law)Armenian International Commercial Arbitration Court
AzerbaigianLegge sull'arbitrato internazionale (1999, basata sulla Model Law)Arbitration Association of Azerbaijan (AAA)
KazakhstanLegge sull'arbitrato (2016) e regole autonome dell'AIFCInternational Arbitration Centre presso l'Astana International Financial Centre (AIFC IAC)
IslandaLegge sull'arbitrato n. 53/1989Iceland Chamber of Commerce Arbitration Institute
NorvegiaArbitration Act 2004 (basata sulla Model Law)Oslo Chamber of Commerce Arbitration Institute
BielorussiaLegge n. 279-Z del 9 luglio 1999 «Sulla Corte di Arbitrato Internazionale»Corte di Arbitrato Internazionale presso la Camera di Commercio e Industria bielorussa (IAC at BelCCI)
KosovoLegge sull'arbitrato n. 02/L-75 (2008), basata sulla Model Law; Stato a riconoscimento internazionale parzialeTribunale Permanente di Arbitrato presso la Camera di Commercio del Kosovo
MoldovaLegge sull'arbitrato commerciale internazionale n. 24-XVI del 2008, allineata alla Model LawCorte di Arbitrato Commerciale Internazionale presso la Camera di Commercio e Industria della Moldova, istituita nel 1993

Microstati europei

PaeseDisciplinaIstituzione arbitrale principale
AndorraLlei 47/2014 sull'arbitrato, allineata alla Convenzione di New York per riconoscimento e annullamento dei lodiTribunal Arbitral del Principat d'Andorra (TAPA), operativo dal 2021
Liechtenstein§§ 594-635 del Codice di procedura civile (ZPO), modellati sulla corrispondente legge austriacanessuna vera e propria camera arbitrale nazionale; la Camera di Commercio e Industria (LCCI) offre un proprio regolamento arbitrale
Monaconessuna legge organica moderna; la materia resta regolata dalle disposizioni sull'arbitrato del Code de procédure civile monegasco, di impronta storicamente francese (riforma in discussione)nessuna istituzione arbitrale commerciale nazionale di rilievo
San MarinoLegge 18 marzo 1999 n. 34 «Dell'Arbitrato», disciplina autonoma sammarinesenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo verificabile
Vaticanonessuna legge o disciplina sull'arbitrato commerciale; il diritto canonico è fonte primaria e non esiste un regime di arbitrato commerciale secolarenessuna istituzione arbitrale nazionale di rilievo

Nota metodologica

Con questa terza tranche la tabella supera le 190 giurisdizioni censite, oltre ai 27 Stati membri dell'Unione europea già presentati, coprendo la quasi totalità degli ordinamenti mondiali. Per un numero limitato di Paesi (tra cui Eritrea, Gambia, Mauritania, São Tomé e Príncipe, Somalia, Sudan del Sud, Micronesia, Nauru, Tuvalu, Vanuatu, Haiti e la Città del Vaticano) non è stato possibile reperire fonti primarie verificabili su una legge organica di arbitrato commerciale o su un'istituzione arbitrale dedicata: la tabella lo segnala esplicitamente, anziché presentare informazioni non verificate. Il lavoro di verifica e aggiornamento delle fonti prosegue nel tempo.

Le istituzioni sovranazionali

Alcune istituzioni non appartengono a un singolo ordinamento nazionale ma amministrano arbitrati a livello globale o regionale. La Corte internazionale di arbitrato della Camera di Commercio Internazionale (ICC), con sede a Parigi, resta la più utilizzata al mondo per le controversie commerciali internazionali. La Corte Permanente di Arbitrato (PCA), con sede all'Aja, amministra arbitrati tra Stati, tra Stati e investitori privati e tra parti private in controversie di diritto internazionale. Il Centro Internazionale per il Regolamento delle Controversie relative agli Investimenti (ICSID), istituito dalla Convenzione di Washington del 1965 e amministrato dalla Banca Mondiale, è la sede di riferimento per l'arbitrato tra Stati e investitori stranieri (investment arbitration). Il Tribunale Arbitrale dello Sport (CAS/TAS), con sede a Losanna, decide in via esclusiva le controversie sportive internazionali.

Fonti

  • UNCITRAL, Status: Convention on the Recognition and Enforcement of Foreign Arbitral Awards (New York, 1958) e Status: UNCITRAL Model Law on International Commercial Arbitration (1985), with amendments as adopted in 2006 — uncitral.un.org.
  • Siti ufficiali delle istituzioni arbitrali citate, consultati per la verifica dei nomi e dello stato attuale (in particolare per la riorganizzazione del DIFC-LCIA in DIAC, 2021).

La valutazione neutrale preventiva (ENE)

Un parere neutrale e non vincolante sui meriti della lite, diffuso nei paesi di common law e ora anche in Spagna: che cos'è, come funziona e la proposta per introdurlo in Italia.

Che cos'è l'ENE

La Valutazione Neutrale Preventiva, in inglese early neutral evaluation (ENE), è una forma di risoluzione alternativa delle controversie (ADR) che consiste in un parere imparziale reso da uno specialista neutrale sugli aspetti tecnici e giuridici di una lite, allo scopo di offrire alle parti una prospettiva realistica sul possibile esito di un eventuale contenzioso e di aiutarle a chiarire e restringere le proprie divergenze. Non è un giudizio, un lodo arbitrale né una mediazione: il valutatore non decide la controversia e non può imporre alcuna soluzione, si limita a un'opinione sui meriti del caso, incluse le probabilità di successo delle rispettive posizioni e, se pertinente, l'ordine di grandezza di un eventuale risarcimento. La procedura è particolarmente utile quando le parti hanno una valutazione molto divergente delle proprie prospettive di successo, o una comprensione inadeguata del rischio di un giudizio. È di regola informale, riservata e non vincolante: quanto emerge non può essere successivamente utilizzato come prova in un giudizio o in un arbitrato, ed è per questo che l'istituto è diffuso in particolare nei paesi di common law, oltre che, di recente, in Spagna.

Le origini negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti l'ENE è offerta come programma dai tribunali distrettuali federali nell'ambito dei rispettivi uffici di Alternative Dispute Resolution (ADR Unit). Il modello più risalente e più citato in dottrina è quello della Corte distrettuale del Distretto Nord della California, attivo dal 1985: un avvocato con specifica competenza nella materia del contendere conduce un incontro informale con le parti e i loro difensori, durante il quale ciascuna parte espone prove e argomentazioni senza il rigore delle regole processuali sulle prove; il valutatore fornisce quindi una valutazione dei meriti del caso, incluse le probabilità di responsabilità e l'intervallo dei danni, se pertinente. L'obiettivo dichiarato non è tanto imporre un accordo, quanto migliorare la comunicazione tra le parti, offrire un riscontro realistico e favorire le trattative. Programmi analoghi sono attivi, tra gli altri, nei distretti del Vermont e della Pennsylvania Occidentale, e l'istituto è utilizzato anche nel contenzioso federale in materia di lavoro.

Il modello inglese

Nel Regno Unito l'ENE è un metodo flessibile per risolvere controversie commerciali senza affrontare un giudizio o un arbitrato completi. Un valutatore indipendente esamina i punti di forza e di debolezza delle rispettive posizioni delle parti e fornisce una prospettiva neutrale che serve da base per un'eventuale trattativa di accordo. Il procedimento è di regola non vincolante e si svolge su base «senza pregiudizio» (without prejudice), cosicché quanto emerso non può essere successivamente utilizzato come prova in giudizio. Le Civil Procedure Rules consentono ai giudici di disporla, in particolare nelle Business and Property Courts e nella Commercial Court, ed è disponibile anche presso alcuni tribunali dal 2015; accanto alla via giudiziaria, l'ENE è offerta da organismi privati di risoluzione delle controversie, tra cui il CEDR (Centre for Effective Dispute Resolution), che dispone di un proprio elenco di valutatori accreditati e di percorsi di certificazione per i professionisti che intendono operare in questo ruolo.

ENE e mediazione: differenze e complementarità

L'ENE e la mediazione sono entrambi strumenti di ADR, ma perseguono finalità diverse. Nell'ENE un esperto neutrale fornisce una valutazione delle probabilità di successo delle posizioni giuridiche delle parti: l'accento è sulla prospettiva tecnica e realistica dell'esito di un eventuale giudizio, non sulla ricerca diretta di un accordo. Nella mediazione, invece, un mediatore neutrale facilita la comunicazione tra le parti e le assiste nel negoziare esse stesse una soluzione condivisa, senza esprimere un parere sul merito della controversia. L'ENE non è di regola obbligatoria per legge, mentre in molti ordinamenti — tra cui l'Italia — la mediazione è condizione di procedibilità per talune materie civili e commerciali. I due istituti possono anche essere complementari: se durante l'ENE o a seguito del parere reso dal valutatore emerge l'opportunità di una composizione condivisa, le parti possono decidere di avviare, in un momento successivo e su base volontaria, un procedimento di mediazione, eventualmente rivolgendosi allo stesso valutatore se questi sia anche iscritto come mediatore.

Le fasi della procedura

Nei modelli anglosassoni e nelle proposte di adattamento italiano, l'ENE si articola generalmente in sei fasi. Avvio: la procedura può essere attivata da una clausola scritta nel contratto delle parti o da un accordo raggiunto successivamente; è comunque facoltativa e non sostituisce la mediazione, la negoziazione assistita o altre condizioni di procedibilità previste dalla legge. Selezione del valutatore: alle parti viene messo a disposizione un elenco di valutatori neutrali con comprovata esperienza nella materia della controversia; le parti concordano il nominativo e prendono contatto direttamente con il professionista prescelto. Preparazione: le parti, anche tramite i propri difensori, predispongono note scritte che illustrano la sostanza della disputa, le questioni di responsabilità e di danno e le prove ritenute rilevanti. Sessione di valutazione: l'incontro è informale, non si applicano le regole processuali sulla prova e non vi sono interrogatori o controinterrogatori formali; l'incontro non viene registrato. Parere del valutatore: al termine, il valutatore rende un parere non vincolante, che può fungere da catalizzatore per una successiva trattativa. Riservatezza: l'intera procedura, e quanto in essa emerso, resta confidenziale; il valutatore e chiunque altro coinvolto non possono essere obbligati a testimoniare in un successivo giudizio o arbitrato su quanto appreso durante l'ENE.

La Spagna: la opinión de persona experta independiente

In Spagna un istituto assimilabile all'ENE ha assunto rilievo legislativo con la Ley Orgánica 1/2025, del 2 gennaio, di misure in materia di efficienza del servizio pubblico della giustizia, che ha introdotto i MASC (Medios Adecuados de Solución de Controversias) come requisito di procedibilità per l'accesso alla giurisdizione civile in numerose materie. Tra i MASC espressamente elencati dalla legge figura la opinión de persona experta independiente (parere di persona esperta indipendente): un professionista terzo, scelto dalle parti o da un organismo abilitato, esamina la controversia e fornisce un parere tecnico non vincolante sulle rispettive posizioni, con funzione analoga a quella dell'ENE anglosassone. Il Ministero della Giustizia spagnolo ha dedicato all'istituto una propria pagina informativa nel portale dell'amministrazione della giustizia, mentre gli ordini professionali, tra cui il Consejo General de la Abogacía Española e l'Il·lustre Col·legi de l'Advocacia de Barcelona, hanno pubblicato guide operative per l'individuazione degli esperti e lo svolgimento della procedura.

Fonti

  • United States District Court, Northern District of California, Early Neutral Evaluation (ENE) Program, cand.uscourts.gov.
  • United States District Court for the District of Vermont, Early Neutral Evaluation (ENE), vtd.uscourts.gov.
  • CEDR (Centre for Effective Dispute Resolution), Early Neutral Evaluation, cedr.com.
  • Ley Orgánica 1/2025, de 2 de enero, de medidas en materia de eficiencia del Servicio Público de Justicia; Ministerio de Justicia, Opinión de Persona Experta Independiente, administraciondejusticia.gob.es.

Altri strumenti di ADR

Dispute board e collegio consultivo tecnico, med-arb e arb-med, ombudsman bancario-finanziario-assicurativo, online dispute resolution e negoziazione assistita in prospettiva comparata.

Dispute board: storia e tipologie

Il dispute board nasce negli Stati Uniti a metà degli anni Settanta, non a Boston come talvolta si legge. Nel 1972 lo U.S. National Committee on Tunneling Technology avviò uno studio comparativo sulle pratiche contrattuali internazionali nel settore delle opere sotterranee, sfociato nel 1974 nel rapporto «Better Contracting for Underground Construction», che per primo teorizzò l'idea di un collegio permanente di risoluzione delle controversie inserito ab origine nei documenti contrattuali. Il primo impiego reale risale al 1975, sul secondo tunnel dell'Eisenhower Memorial Tunnel lungo la Interstate 70, in Colorado, con un collegio di tre membri. Il progetto Central Artery/Tunnel di Boston (il celebre «Big Dig») è un caso di applicazione successiva e ben documentata dei Dispute Review Board, non l'origine storica dello strumento. La svolta verso la diffusione internazionale arriva nel 1995, quando la Banca Mondiale introduce il dispute board come opzione nei propri documenti standard di gara, rendendolo obbligatorio per i contratti di importo superiore a 50 milioni di dollari; l'anno seguente, nel 1996, viene fondata la Dispute Resolution Board Foundation (DRBF) per promuovere e standardizzare la prassi a livello globale. Secondo la definizione istituzionale della Camera di Commercio Internazionale (ICC), i dispute board si distinguono oggi in tre modelli tecnici: il Dispute Review Board (DRB), che emette raccomandazioni non immediatamente vincolanti, le quali diventano obbligatorie solo se nessuna parte le contesta entro un termine (di regola 30 giorni); il Dispute Adjudication Board (DAB), che emette decisioni vincolanti da rispettare immediatamente, salva la possibilità di successiva contestazione tramite arbitrato; e il Combined Dispute Board (CDB), formula ibrida che normalmente emette raccomandazioni ma può rendere decisioni vincolanti su richiesta di una parte, se l'altra non si oppone.

FIDIC, le regole internazionali e il collegio consultivo tecnico italiano

Il ruolo di FIDIC (International Federation of Consulting Engineers) è stato decisivo nella diffusione internazionale del dispute board: introdotto in forma standard nell'Orange Book del 1995, proposto come alternativa al ruolo dell'Engineer nel Red Book del 1996, il Dispute Adjudication Board (DAB) diventa procedura obbligatoria nelle edizioni del 1999 di Red Book, Yellow Book e Silver Book, con una distinzione tra DAB permanente (Red Book, Gold Book) e DAB ad hoc (Silver Book, Yellow Book) e una procedura scandita da termini fissi: 84 giorni per la composizione amichevole, 28 per il deferimento della controversia al collegio, 56 per la decisione, 28 per l'eventuale notifica di insoddisfazione. A livello di regolamentazione istituzionale, l'ICC ha adottato proprie Dispute Board Rules, in vigore dal 1° ottobre 2015, mentre la DRBF pubblica le Practices and Procedures di riferimento per la prassi internazionale e la Banca Mondiale disciplina l'uso del dispute board nei propri Standard Bidding Documents for Procurement of Works. Lo strumento resta oggi diffuso soprattutto nei grandi progetti infrastrutturali finanziati da banche multilaterali di sviluppo, in Asia, Medio Oriente, Africa e America Latina, più spesso come condizione contrattuale legata ai finanziamenti FIDIC/Banca Mondiale che per effetto di leggi nazionali dedicate: non risultano fonti primarie verificabili di normative nazionali che disciplinino il dispute board come istituto autonomo di diritto interno nei principali ordinamenti consultati. In Italia un istituto assimilabile, il collegio consultivo tecnico (CCT), è stato introdotto in via facoltativa dall'art. 6 del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32 («Sblocca cantieri»), convertito con modificazioni dalla legge 14 giugno 2019, n. 55, e reso obbligatorio per i contratti sopra soglia comunitaria dal decreto Semplificazioni (D.L. 76/2020 e D.L. 77/2021, convertito con legge 108/2021). La disciplina è oggi stabilizzata dagli articoli 215-219 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023): l'art. 215 impone il CCT per i lavori sopra soglia UE e per servizi e forniture oltre un milione di euro, ne definisce le funzioni di prevenzione e rapida risoluzione delle controversie tecniche, con pareri aventi natura di determinazione contrattuale ai sensi dell'art. 808-ter del codice di procedura civile, e stabilisce che il mancato rispetto dei pareri costituisce, salvo prova contraria, grave inadempimento contrattuale. Alcuni commentatori, tra cui la Camera Arbitrale di Milano, accostano il CCT al modello internazionale del dispute board, ma si tratta di un collegamento dottrinale: il testo dell'art. 215 non contiene un riferimento normativo diretto a FIDIC o ai modelli ICC/DRBF.

Med-Arb e Arb-Med: meccanica e criticità etiche

Il Med-Arb è una procedura ibrida in cui le parti tentano dapprima una mediazione facilitativa; se non si raggiunge un accordo, lo stesso neutro, o un secondo soggetto, assume veste arbitrale ed emette un lodo vincolante. L'Arb-Med, spesso indicato come Arb-Med-Arb (AMA), inverte la sequenza: si celebra prima un arbitrato completo, il lodo viene redatto (e in alcune varianti sigillato senza essere comunicato alle parti), quindi si tenta la mediazione; se questa fallisce, il lodo già formato viene reso noto. La letteratura è concorde nell'individuare il problema centrale di queste procedure nel cosiddetto «cambio di cappello»: il neutro che ha ricevuto in mediazione, spesso in caucus riservati, informazioni confidenziali da una parte, non può prescindere da quanto appreso quando decide come arbitro; ciò mina l'imparzialità percepita, la sincerità delle parti durante la mediazione (che sanno di essere osservate dal futuro decisore) e, in ultima analisi, la volontarietà del processo mediativo. L'American Arbitration Association, nelle proprie linee guida, ha storicamente sconsigliato la coincidenza tra mediatore e arbitro «salvo circostanze insolite», attenuando la cautela nelle versioni più recenti ma mantenendo il requisito del consenso esplicito di tutte le parti.

La disciplina comparata del Med-Arb nel mondo

La combinazione tra mediazione e arbitrato è disciplinata in modo assai diverso a seconda degli ordinamenti. A Hong Kong la prassi è diffusa e discussa ampiamente dalla letteratura professionale, con base nella locale Arbitration Ordinance (Cap. 609). A Singapore opera il protocollo istituzionale Arb-Med-Arb (AMA), gestito congiuntamente dal Singapore International Arbitration Centre (SIAC) e dal Singapore International Mediation Centre (SIMC): le parti avviano l'arbitrato, sospendono il procedimento per tentare la mediazione presso il SIMC e, in caso di accordo, lo registrano come lodo consensuale. In Cina il CIETAC dispone di un proprio regolamento di mediazione integrabile con l'arbitrato. In Australia i Commercial Arbitration Acts statali, uniformi tra loro, contengono una sezione dedicata («Power of arbitrator to act as mediator, conciliator or other non-arbitral intervenor») che consente il doppio ruolo solo con consenso scritto delle parti, impone la riservatezza delle informazioni ricevute in mediazione e richiede un nuovo consenso scritto per riprendere l'arbitrato dopo una mediazione fallita; la giurisprudenza del New South Wales (Ku-ring-gai Council v Ichor Constructions Pty Ltd, 2018) ha stabilito che l'assenza di tale consenso comporta la decadenza del mandato arbitrale. In Canada l'ADR Institute of Canada ha adottato regole dedicate (ADRIC Med-Arb Rules, 2020) e una designazione professionale specifica, il «Chartered Med-Arbitrator», a testimonianza di un approccio più istituzionalizzato. A livello internazionale, il Model Law on International Commercial Mediation dell'UNCITRAL (2018), all'articolo 13, fissa una regola di default derogabile dalle parti: salvo diverso accordo, il mediatore non deve agire come arbitro in una controversia che sia stata, o sia tuttora, oggetto della mediazione. In Italia non risultano fonti primarie verificabili che, né nel d.lgs. 28/2010 (nel testo coordinato con la riforma Cartabia, d.lgs. 149/2022), né nel Codice deontologico forense, esista una norma esplicita che vieti o disciplini specificamente la commistione tra mediatore e arbitro nella medesima controversia, al di là delle regole generali sulle incompatibilità.

Ombudsman bancario, finanziario e assicurativo: il modello italiano

In Italia l'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) è stato istituito ai sensi dell'art. 128-bis del Testo Unico Bancario, introdotto dalla legge sul risparmio n. 262/2005, con procedure fissate dal CICR con delibera del 29 luglio 2008; è operativo dal 2009 sotto l'egida della Banca d'Italia. Le decisioni dell'ABF non sono vincolanti come quelle del giudice: in caso di inadempimento dell'intermediario, la notizia viene pubblicata sul sito dell'ABF per cinque anni e sul sito dell'intermediario per sei mesi, con un effetto essenzialmente reputazionale; resta sempre salva la via giudiziaria ordinaria per entrambe le parti. L'Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF) è stato istituito dalla Consob con delibera n. 19602 del 4 maggio 2016: la competenza per valore è limitata a richieste risarcitorie non superiori a 500.000 euro, riservate ai soli risparmiatori; anche in questo caso la decisione non è vincolante in senso proprio e gli intermediari inadempienti sono elencati pubblicamente. Di rilievo, per completezza, è anche l'Arbitro Assicurativo (AAS), istituito dall'IVASS e divenuto operativo dal 15 gennaio 2026: un collegio di cinque membri decide con procedura documentale, dietro un contributo di 20 euro rimborsabile in caso di accoglimento, entro un termine di 180 giorni prorogabile di 90.

Il modello inglese, il quadro europeo e altri ordinamenti

Il Financial Ombudsman Service (FOS) britannico è stato istituito dal Parlamento nel 2001 quale organismo statutario ai sensi del Financial Services and Markets Act 2000. A differenza del modello italiano, la decisione finale del FOS, se accettata dal reclamante, diventa legalmente vincolante per l'impresa finanziaria, che deve conformarvisi; resta invece non vincolante per il consumatore, che può rifiutarla e adire le vie legali ordinarie. Modelli analoghi operano in altri ordinamenti: in Australia l'Australian Financial Complaints Authority (AFCA) è stata istituita dal Treasury Laws Amendment (Putting Consumers First) Act 2018; in Irlanda il Financial Services and Pensions Ombudsman (FSPO) è stato istituito dal Financial Services and Pensions Ombudsman Act 2017; in Germania opera l'Ombudsmann der Privaten Banken, le cui decisioni sono espressamente qualificate come non vincolanti; in Francia opera il Médiateur dell'Autorité des marchés financiers (AMF). Il quadro complessivo è definito, a livello europeo, dalla direttiva 2013/11/UE sull'ADR per i consumatori, recepita in Italia con il d.lgs. 6 agosto 2015, n. 130, che impone agli Stati membri l'accesso a organismi ADR qualificati per le controversie di consumo. Va tenuta ferma la differenza concettuale tra ombudsman generalisti o difensori civici, competenti sui reclami contro la pubblica amministrazione, e ombudsman settoriali privati o paragiurisdizionali, nati per le controversie tra privati e operatori regolati in settori come quello bancario, finanziario, assicurativo, delle telecomunicazioni e dei trasporti. In Italia, accanto ad ABF, ACF e AAS, operano altri organismi ADR settoriali: il Corecom gestisce, in base alla delibera AGCOM 173/07/CONS, il tentativo obbligatorio di conciliazione nelle telecomunicazioni; l'Autorità di Regolazione dei Trasporti offre un servizio di conciliazione tramite la piattaforma ConciliaWeb per le controversie tra operatori e utenti del trasporto; il Conciliatore Bancario Finanziario è un'associazione, non un organismo pubblico, che gestisce procedure di conciliazione e arbitrato in ambito bancario e finanziario.

Online Dispute Resolution: definizione, origini e quadro europeo

L'espressione Online Dispute Resolution (ODR) indica l'insieme di procedure di risoluzione delle controversie, mediazione, negoziazione, arbitrato, condotte in tutto o in parte attraverso strumenti digitali, oppure sistemi automatizzati che intervengono nel processo decisionale; la dottrina distingue quindi tra ODR come semplice «canale» di un ADR tradizionale veicolato online e ODR come sistema che impiega tecnologie, dal software di negoziazione assistita agli algoritmi di blind-bidding, per facilitare o in parte sostituire l'intervento umano. Le radici accademiche del campo sono attribuite ai programmi di ricerca avviati alla fine degli anni Novanta presso l'Università del Massachusetts Amherst, in particolare dal National Center for Technology and Dispute Resolution. Sul piano commerciale, il primo grande caso applicativo è il Resolution Center di eBay, sviluppato dai primi anni Duemila insieme a PayPal per gestire in modo automatizzato milioni di dispute tra acquirenti e venditori. Sul piano normativo, il Regolamento (UE) n. 524/2013 ha istituito una piattaforma ODR paneuropea per le controversie tra consumatori e professionisti nate da contratti di vendita o servizi online, imponendo ai commercianti online un link obbligatorio alla piattaforma; quest'ultima, gestita dalla Commissione europea, fungeva da punto di contatto che indirizzava le controversie agli organismi ADR nazionali competenti, senza risolverle direttamente. La piattaforma è stata dismessa a partire dal 20 luglio 2025, come confermato dalla pagina ufficiale della Commissione europea e da un comunicato del Consiglio dell'UE del novembre 2024 che ne aveva sollecitato la chiusura e la sostituzione con uno strumento più efficace, ritenendo i tassi di utilizzo effettivo rimasti bassi rispetto agli obiettivi; la dismissione è collegata a una proposta della Commissione di abrogazione del Regolamento 524/2013. Un effetto pratico per i professionisti italiani è che i commercianti online devono ora rimuovere dai propri siti e condizioni generali il link, non più operativo, alla piattaforma. Resta invece in vigore, indipendentemente dalla chiusura della piattaforma, la direttiva 2013/11/UE sull'ADR per i consumatori, che impone agli Stati membri di garantire la disponibilità di organismi ADR di qualità per le controversie contrattuali consumeristiche, on line o meno che siano condotte.

Altri sistemi di ODR nel mondo

A livello internazionale, il sistema di ODR più consolidato è la Uniform Domain-Name Dispute-Resolution Policy (UDRP) dell'ICANN, adottata nel 1999 per risolvere le controversie sulla registrazione in mala fede di nomi a dominio e amministrata da provider come il Centro di Arbitrato e Mediazione dell'OMPI (WIPO). In Italia le Camere di Commercio offrono servizi di mediazione telematica tramite la piattaforma ConciliaCamera/MECA, gestita da InfoCamere, con adesioni locali documentate presso diverse Camere territoriali; non risultano invece fonti primarie verificabili di una piattaforma ODR nazionale unica equivalente a quella europea ora dismessa. Nel mondo di common law, il Civil Resolution Tribunal (CRT) della Columbia Britannica, in Canada, istituito con il Civil Resolution Tribunal Act, è il primo tribunale interamente online per controversie di modesta entità e per alcune dispute condominiali e di sinistri stradali, con un volume di casi gestiti che ne ha fatto un caso di studio di riferimento a livello internazionale.

La negoziazione assistita in prospettiva comparata

In Italia la convenzione di negoziazione assistita da uno o più avvocati è stata introdotta dal decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito con modificazioni dalla legge 10 novembre 2014, n. 162, ed è disciplinata dagli articoli 2-11 del decreto: è condizione di procedibilità obbligatoria per le controversie di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e natanti e per le domande di pagamento di somme non superiori a 50.000 euro, con le esclusioni di legge, e impone agli avvocati doveri di lealtà e riservatezza, senza tuttavia vietare loro di assistere le stesse parti in un successivo giudizio. Il modello che l'ha ispirata è quello francese della convention de procédure participative, introdotta dalla legge n. 2010-1609 del 22 dicembre 2010 e disciplinata dagli articoli 2062-2068 del Code civil: anche in questo caso l'istituto è facoltativo, privo di una clausola di esclusione dei difensori dal successivo giudizio, ed è utilizzabile anche per preparare la fase istruttoria di un eventuale processo; le riforme del 2016 e del 2021 ne hanno progressivamente esteso l'ambito, incluse le questioni di separazione e divorzio, restando escluse le materie di lavoro. Diverso, e strutturalmente più impegnativo, è il collaborative law dei paesi di common law, nato in Minnesota alla fine degli anni Ottanta per iniziativa dell'avvocato Stuart Webb e successivamente codificato, negli Stati Uniti, nell'Uniform Collaborative Law Act adottato da diversi Stati: il suo tratto distintivo è la disqualification clause, in base alla quale gli avvocati che assistono le parti nella negoziazione collaborativa si impegnano contrattualmente a non poterle più rappresentare in un eventuale giudizio successivo, con effetto esteso anche ai colleghi dello stesso studio legale. Nel Regno Unito la pratica è promossa dall'associazione Resolution, che riunisce gli avvocati di famiglia inglesi. Modelli analoghi, sempre con clausola di disimpegno degli avvocati in caso di fallimento della trattativa, si sono sviluppati in Germania, come pratica volontaria non regolata da una legge specifica, in Belgio, dove il droit collaboratif ha ricevuto riconoscimento legislativo con la legge del 18 giugno 2018, integrata nel Code judiciaire, e in Spagna, dove il derecho colaborativo è promosso su base professionale dall'Ilustre Colegio de la Abogacía de Madrid. La differenza strutturale più marcata tra i modelli resta dunque quella tra la negoziazione assistita italiana e la procédure participative francese, che non prevedono alcuna disqualification clause, e il collaborative law anglosassone e i suoi equivalenti continentali, che ne fanno invece un elemento costitutivo.

Fonti

  • Dispute Resolution Board Foundation (DRBF), History of DBs, drbf.org.
  • American Society of Civil Engineers, Journal of Legal Affairs and Dispute Resolution in Engineering and Construction, vol. 1, n. 1, 2009, ascelibrary.org.
  • International Chamber of Commerce (ICC), Dispute Boards e ICC Dispute Board Rules (1° ottobre 2015), iccwbo.org.
  • FIDIC, FIDIC and Dispute Adjudication Boards, presentazione di C. Seppälä, 18 marzo 2015, fidic.org.
  • World Bank, Standard Bidding Documents for Procurement of Works, ottobre 2017, worldbank.org.
  • Decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32, conv. legge 14 giugno 2019, n. 55; D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36, art. 215 (Collegio consultivo tecnico), normattiva.it.
  • Harvard Law School, Program on Negotiation, What is Med-Arb?, pon.harvard.edu.
  • CPR – International Institute for Conflict Prevention & Resolution, Mixing Your Modes: the Pitfalls and Pluses of Med-Arb, cpradr.org.
  • American Arbitration Association, Single Neutral, Dual-Role Processes, adr.org.
  • Singapore International Arbitration Centre (SIAC) e Singapore International Mediation Centre (SIMC), Arb-Med-Arb (AMA) Protocol, siac.org.sg e simc.com.sg.
  • Commercial Arbitration Act 2017 (ACT), sez. 27D, austlii.edu.au; Ku-ring-gai Council v Ichor Constructions Pty Ltd [2018] NSWSC 610.
  • ADR Institute of Canada, ADRIC Med-Arb Rules, 2020, adric.ca.
  • UNCITRAL, Model Law on International Commercial Mediation (2018), art. 13, uncitral.un.org.
  • Banca d'Italia, Arbitro Bancario Finanziario, bancaditalia.it; sito ufficiale arbitrobancariofinanziario.it.
  • CONSOB, Arbitro per le Controversie Finanziarie, delibera n. 19602/2016, acf.consob.it.
  • IVASS, Arbitro Assicurativo (AAS), ivass.it.
  • Financial Ombudsman Service (Regno Unito), Who we are e How we make decisions, financial-ombudsman.org.uk.
  • Direttiva 2013/11/UE sull'ADR per i consumatori; d.lgs. 6 agosto 2015, n. 130, gazzettaufficiale.it.
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  • University of Massachusetts Amherst, National Center for Technology and Dispute Resolution, umass.edu.
  • Regolamento (UE) n. 524/2013; Commissione europea, Site relocation, consumer-redress.ec.europa.eu; Consiglio dell'UE, comunicato stampa 19 novembre 2024, consilium.europa.eu.
  • ICANN, Uniform Domain-Name Dispute-Resolution Policy (UDRP), icann.org; WIPO Arbitration and Mediation Center, wipo.int.
  • Civil Resolution Tribunal (British Columbia, Canada), civilresolutionbc.ca.
  • Decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, conv. legge 10 novembre 2014, n. 162.
  • Code civil francese, artt. 2062-2068 (convention de procédure participative), legifrance.gouv.fr.
  • Uniform Law Commission, Uniform Collaborative Law Act, uniformlaws.org; Resolution (Regno Unito), Collaborative Practice, resolution.org.uk.